{"id":31,"date":"2010-12-19T13:22:19","date_gmt":"2010-12-19T13:22:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/?p=31"},"modified":"2017-02-27T23:34:53","modified_gmt":"2017-02-27T23:34:53","slug":"31","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/31\/","title":{"rendered":"L\u2019arte di nascondersi dietro a una maschera (di trota), un ricordo di Captain Beefheart"},"content":{"rendered":"<p>[:en]<a href=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/Bongo_Fury.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-32\" title=\"Bongo_Fury\" src=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/Bongo_Fury-300x295.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/Bongo_Fury-300x295.jpg 300w, https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/Bongo_Fury.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Donald Glen Vliet amava le metamorfosi, gi\u00e0 nella scelta dei nomi dietro cui indulgeva nascondersi: diventato da subito Don Van Vliet, si sarebbe affermato nel mondo multicolore del rock losangelino con lo pseudonimo di Captain Beffheart (dal nomignolo con cui uno zio esibizionista pare amasse presentare le pudenda ad una delle sue prime girlfriend: &#8220;Ahh, what a beauty! It looks just like a big, fine beef heart.&#8221;). E dietro una maschera, quella di una testa di pesce, sarebbe apparso sulla copertina dell\u2019album destinato a restare come il suo massimo capolavoro musicale, \u201cTrout Mask Replica\u201d, un vero tour de force che, in 28 sketches, riassume in modo caotico e geniale un secolo di storia musicale americana, dal Mississippi Delta Blues alle improvvisazioni atonali di Eric Dolphy.<\/p>\n<p>L\u2019ultima metamorfosi, dopo il ritiro dalle scene rock alla fine degli anni \u201880, era stata quella in artista visivo di indubbio talento, artefice di una pittura cruda e violenta, solo in apparenza primitiva, ma ricca di rimandi colti, dall\u2019Espressionismo tedesco al Cobra di Jorn. Non a caso ad annunciare la notizia della sua morte, lo scorso 17 Dicembre, prima ancora delle massime testate musicali, Rolling Stone in testa, \u00e8 stato proprio il suo gallerista Michael Werner, dell\u2019omonima art gallery newyorchese.<\/p>\n<p>Ma nell\u2019immaginario collettivo, almeno della generazione cresciuta tra gli anni \u201960 e \u201970, l\u2019incarnazione pi\u00f9 nota resta quella del Capitano, socio per breve tempo di Frank Zappa e musicista misconosciuto e inevitabilmente emarginato, ma a suo modo profondamente influente, fonte di ispirazione per decine di artisti delle generazioni a venire.<\/p>\n<p>Zappa e Van Vliet si conoscono dai tempi del liceo, ambedue frequentano la Antelope Valley High School, di Lancaster, nella California meridionale, e passano intere nottate nella casa di Don, ai bordi del deserto di Mojave, ascoltanto soprattutto dischi di blues. I parenti non apprezzano ma tollerano, sono abituati alle stranezze di quel figlio strampalato che, fin dall\u2019infanzia, si \u00e8 dedicato in modo maniacale soprattutto a scultura e pittura. Dimostrando per altro un discreto talento, visto che a 11 anni ha partecipato gi\u00e0 a uno show televisivo e ha vinto una borsa per studiare scultura in Europa. Sar\u00e0 il padre a imporgli di rifiutare, giudicando l\u2019arte \u201croba da finocchi\u201d. E cos\u00ec la musica resta l\u2019unica via di fuga.<\/p>\n<p>Lasciata la scuola, Van si dedica a tempo perso alla vendita di aspirapolvere e, narra la leggenda, pare ne avesse piazzato uno perfino ad Aldous Huxley, che abitava allora a Llano nel Mojave, conquistandolo con la battuta: \u201cWell I assure you sir, this thing sucks&#8221;! Trasferitosi a Rancho Cucamonga, Van decide di dedicarsi con pi\u00f9 seriet\u00e0 alla musica, perfeziona il suo stile di armonicista e una vocalit\u00e0 chiaramente ispirata al blues di Howling Wolf, cominciando a vincere la propria innata ritrosia con le prime performances pubbliche.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/boat1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-33\" title=\"boat1\" src=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/boat1-238x300.jpg\" alt=\"\" width=\"238\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/boat1-238x300.jpg 238w, https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/boat1.jpg 604w\" sizes=\"auto, (max-width: 238px) 100vw, 238px\" \/><\/a>Nel 1965 si aggrega al gruppo del chitarrista Alex Snouffer, anch\u2019egli di Lancaster, e forma la Magic Band, destinata ad accompagnarlo, in diverse reincarnazioni, per tutta la sua carriera. Il primo singolo sar\u00e0 una cover di Bo Diddley con cui firma per la A&amp;M, una major. Ma l\u2019intesa dura poco: quando presenta, l\u2019anno dopo, i primi materiali di quello che sar\u00e0 destinato a diventare il suo primo LP, \u201cSafe as Milk\u201d, i dirigenti della casa discografica fuggono inorriditi, costringendolo a cercarsi nuovi sponsor. Alla fine il disco si far\u00e0, due anni dopo, grazie anche all\u2019aiuto di un geniale giovane chitarrista allora ventenne, Ry Cooder, che per l\u2019occasione si \u00e8 aggregato alla Magic Band. Lo stesso anno il gruppo dovrebbe partecipare al festival di Monterey, ma Don, durante un concerto a San Francisco, viene colto da una crisi di panico sul palco e l\u2019occasione sfuma.<\/p>\n<p>Nel frattempo i rapporti con Frank Zappa si sono rinsaldati. I due non si amano troppo, diversi per carattere e gusti musicali, uno raffinato e colto, l\u2019altro pi\u00f9 rozzo e diretto, ma si rispettano anche se i reciproci egocentrismi stentato a conciliarsi. Sar\u00e0 comunque Zappa, con la sua nuova casa discografica, la Straigh Records, a offrirgli l\u2019occasione della vita, permettendogli di registare il suo capolavoro musicale, \u201cTrout Mask Replica\u201d. Le sessioni dureranno un anno di perfezionismo maniacale esasperato. Van, diventato nel frattempo Captain Beefherat per suggerimento dello stesso Zappa, si chiude in un ranch isolato dal mondo con i componenti della Magic Band, obbligandoli ad estenuanti tour de force che durano anche 14 ore al giorno. La leggenda narra di un leader dittatoriale ed irascibile, che applica un vero e proprio lavaggio del cervello agli altri musicisti, con scenate che scadono spesso in vera e propria violenza fisica. In un clima esacerbato e a volte paranoico, nasce comunque un capolavoro. Il Capitano ha allargato i suoi orizzonti musicali, ha perfezionato l\u2019uso di vari strumenti, su cui spicca il clarino basso, ed ha aggiunto vari fiati allo scheletro iniziale della Magic Band, che originariamente si componeva dei classici basso, chitarra e batteria, pi\u00f9 la sua immancabile armonica blues. L\u2019album \u00e8 una sorta di delirante riassunto del meglio della cultura freak dell\u2019epoca in cui la voce roca e cavernosa di Van spazia dal Delta Blues alle improvvisazioni in puro stile free jazz, con richiami che uniscono idealmente il primo Muddy Waters e l\u2019ultimo Coltrane, mentre\u00a0 testi e dialoghi forniscono un contributo di ironia pungente e iconoclasta, che lo apparenta ai contemporanei lavori delle Mothers of Invention.<\/p>\n<p>Un anno di sperimentazione estenuante che Zappa riuscir\u00e0 a registrare in sole cinque ore, conferendo al disco una freschezza e una naturalezza immediate che ben nascondono, nella loro apparente spontaneit\u00e0, il lavoro maniacale di cui sono frutto. Il disco avr\u00e0 un\u2019accoglienza assai tiepida, nonostante le lodi della critica: per molti aspetti risulta troppo avanti rispetto ai tempi, ci vorranno anni perch\u00e9 generazioni di musicisti lo digeriscano e facciano proprie molte delle sue geniali intuizioni. La collaborazone con Zappa porter\u00e0 comunque ad altri due piccoli gioielli della storia del rock, il cameo di \u201cWilie the Pimp\u201d in Hot Rats, in cui Beeffheart presta la sua voce acida e gutturale a un pappone surreale, e \u201cBongo Fury\u201d in cui i due lavorano insieme per l\u2019ultima volta. La carriera del Capitano continuer\u00e0 negli anni \u201970 con almeno un altro gioiello musicale, \u201cLick my Decals off, Baby\u201d sempre per l\u2019etichetta di Zappa, in cui avanguardismo e sperimentazione toccano il massimo con l\u2019uso di strumentazioni totalmente inusuali e anomale, e un pugno di altri dischi pi\u00f9 o meno fortunati. Negli anni \u201980 Van attenua le sue provocazioni, accetta compromessi con il gusto dominante e cerca accenti pi\u00f9 soft, senza riuscire a sfondare in un mondo musicale sempre pi\u00f9 orientato verso i toni facili del busines a buon mercato.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ChinaPig-748307.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-34\" title=\"ChinaPig-748307\" src=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ChinaPig-748307-224x300.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ChinaPig-748307-224x300.jpg 224w, https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ChinaPig-748307.jpg 374w\" sizes=\"auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/a>Sconfortato, il Capitano lascia dopo un\u2019ultimo album mediocre, dando vita alla sua definitiva metamorfosi, trasformandosi in artista visivo e pittore di indubbio talento. Schegge della sua creativit\u00e0 visuale sono gi\u00e0 apparse in varie copertine dei suoi Lp, ma \u00e8 nel 1987 che si afferma ufficialmente nel mondo dell\u2019arte contemporanea, pubblicando \u201cSkeleton Breath, Scorpion Blush\u201d, una raccolta di schizzi e poemi. Per il suo stile i critici lo associano all\u2019espressionismo astratto di Franz Kline e l\u2019opera non passa inosservata, generando un rinnovato interesse attorno alla sua controversa figura. Etichettato inizialmente come l\u2019ennesima rockstar che si diletta di pittura (ci sono i precedenti, disastrosi, di Dylan, e quelli assai pi\u00f9 convincenti di Miles Davis), con la sua prima mostra alla Mary Boone Gallery di New York nel 1985 Van Vliet era riuscito comunque a farsi prendere sul serio dalla critica, nostante i trascorsi da freakketone non deponessero a suo favore.\u00a0 Nel 1997 John Lane, direttore del Moma di San Francisco, sancisce definitivamente il suo status di artista contemporaneo, definendolo personalit\u00e0 eminente, che ha saputo infondere nel suo astrattismo espressionista i colori e i sapori del deserto californiano, reinventando un naturalismo sapido e violento.<\/p>\n<p>Don \u00a0si \u00e8 spento apparentemente ucciso dalle complicazioni della sclerosi multipla con cui combatteva da anni. Ma, secondo alcuni, anche questa presunta malattia sarebbe stata soltanto un\u2019ulteriore maschera, dietro cui\u00a0 nascondeva, ancora una volta, la sua natura elusiva e sfuggente, selvaggia ma anche introversa. Lascia una cospicua eredit\u00e0 musicale, fatta di un pugno di autentici capolavori, e una schiera di devoti ammiratori tra cui si annoverano, tra l\u2019altro, Tom Waits e John Frusciante, P.J.Harvey e Kurt Cobain, White Stripes, Beck e i Black Keys, per citare solo i pi\u00f9 conosciuti.\u00a0 Ciao Capitano, ci mancherai.<\/p>\n<p><!--more-->[:it]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/Bongo_Fury.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-32\" title=\"Bongo_Fury\" src=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/Bongo_Fury-300x295.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/Bongo_Fury-300x295.jpg 300w, https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/Bongo_Fury.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/strong>Donald Glen Vliet amava le metamorfosi, gi\u00e0 nella scelta dei nomi dietro cui indulgeva nascondersi: diventato da subito Don Van Vliet, si sarebbe affermato nel mondo multicolore del rock losangelino con lo pseudonimo di Captain Beefheart (dal nomignolo con cui uno zio esibizionista pare amasse presentare le pudenda ad una delle sue prime girlfriend: &#8220;Ahh, what a beauty! It looks just like a big, fine beef heart.&#8221;). E dietro una maschera, quella di una testa di pesce, sarebbe apparso sulla copertina dell\u2019album destinato a<br \/>\n<!--more-->restare\u00a0come il suo massimo capolavoro musicale, \u201cTrout Mask Replica\u201d, un vero tour de force che, in 28 sketches, riassume in modo caotico e geniale un secolo di storia musicale americana, dal Mississippi Delta Blues alle improvvisazioni atonali di Eric Dolphy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima metamorfosi, dopo il ritiro dalle scene rock alla fine degli anni \u201880, era stata quella in artista visivo di indubbio talento, artefice di una pittura cruda e violenta, solo in apparenza primitiva, ma ricca di rimandi colti, dall\u2019Espressionismo tedesco al Cobra di Jorn. Non a caso ad annunciare la notizia della sua morte, lo scorso 17 Dicembre, prima ancora delle massime testate musicali, Rolling Stone in primis, \u00e8 stato proprio il suo gallerista Michael Werner, dell\u2019omonima art gallery newyorchese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nell\u2019immaginario collettivo, almeno della generazione cresciuta tra gli anni \u201960 e \u201970, l\u2019incarnazione pi\u00f9 nota resta quella del Capitano, socio per breve tempo di Frank Zappa e musicista misconosciuto e inevitabilmente emarginato, ma a suo modo profondamente influente, fonte di ispirazione per decine di artisti delle generazioni a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Zappa e Van Vliet si conoscono dai tempi del liceo, ambedue frequentano la Antelope Valley High School, di Lancaster, nella California meridionale, e passano intere nottate nella casa di Don, ai bordi del deserto di Mojave, ascoltanto soprattutto dischi di blues. I parenti non apprezzano ma tollerano, sono abituati alle stranezze di quel figlio strampalato che, fin dall\u2019infanzia, si \u00e8 dedicato in modo maniacale soprattutto a scultura e pittura. Dimostrando per altro un discreto talento, visto che a 11 anni ha partecipato gi\u00e0 a uno show televisivo e ha vinto una borsa per studiare scultura in Europa. Sar\u00e0 il padre a imporgli di rifiutare, giudicando l\u2019arte \u201croba da finocchi\u201d. E cos\u00ec la musica resta l\u2019unica via di fuga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciata la scuola, Van si dedica a tempo perso alla vendita di aspirapolvere e, narra la leggenda, pare ne avesse piazzato uno perfino ad Aldous Huxley, che abitava allora a Llano nel Mojave, conquistandolo con la battuta: \u201cWell I assure you sir, this thing sucks&#8221;! Trasferitosi a Rancho Cucamonga, Van decide di dedicarsi con pi\u00f9 seriet\u00e0 alla musica, perfeziona il suo stile di armonicista e una vocalit\u00e0 chiaramente ispirata al blues di Howling Wolf, cominciando a vincere la propria innata ritrosia con le prime performances pubbliche.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/boat1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-33\" title=\"boat1\" src=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/boat1-238x300.jpg\" alt=\"\" width=\"238\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/boat1-238x300.jpg 238w, https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/boat1.jpg 604w\" sizes=\"auto, (max-width: 238px) 100vw, 238px\" \/><\/a>Nel 1965 si aggrega al gruppo del chitarrista Alex Snouffer, anch\u2019egli di Lancaster, e forma la Magic Band, destinata ad accompagnarlo, in diverse reincarnazioni, per tutta la sua carriera. Il primo singolo sar\u00e0 una cover di Bo Diddley con cui firma per la A&amp;M, una major. Ma l\u2019intesa dura poco: quando presenta, l\u2019anno dopo, i primi materiali di quello che sar\u00e0 destinato a diventare il suo primo LP, \u201cSafe as Milk\u201d, i dirigenti della casa discografica fuggono inorriditi, costringendolo a cercarsi nuovi sponsor. Alla fine il disco si far\u00e0, due anni dopo, grazie anche all\u2019aiuto di un geniale giovane chitarrista allora ventenne, Ry Cooder, che per l\u2019occasione si \u00e8 aggregato alla Magic Band. Lo stesso anno il gruppo dovrebbe partecipare al festival di Monterey, ma Don, durante un concerto a San Francisco, viene colto da una crisi di panico sul palco e l\u2019occasione sfuma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo i rapporti con Frank Zappa si sono rinsaldati. I due non si amano troppo, diversi per carattere e gusti musicali, uno raffinato e colto, l\u2019altro pi\u00f9 rozzo e diretto, ma si rispettano anche se i reciproci egocentrismi stentato a conciliarsi. Sar\u00e0 comunque Zappa, con la sua nuova casa discografica, la Straigh Records, a offrirgli l\u2019occasione della vita, permettendogli di registare il suo capolavoro musicale, \u201cTrout Mask Replica\u201d. Le sessioni dureranno un anno di perfezionismo maniacale esasperato. Van, diventato nel frattempo Captain Beefheart per suggerimento dello stesso Zappa, si chiude in un ranch isolato dal mondo con i componenti della Magic Band, obbligandoli ad estenuanti tour de force che durano anche 14 ore al giorno. La leggenda narra di un leader dittatoriale ed irascibile, che applica un vero e proprio lavaggio del cervello agli altri musicisti, con scenate che scadono spesso in vera e propria violenza fisica. In un clima esacerbato e a volte paranoico, nasce comunque un capolavoro. Il Capitano ha allargato i suoi orizzonti musicali, ha perfezionato l\u2019uso di vari strumenti, su cui spicca il clarino basso, ed ha aggiunto vari fiati allo scheletro iniziale della Magic Band, che originariamente si componeva dei classici basso, chitarra e batteria, pi\u00f9 la sua immancabile armonica blues. L\u2019album \u00e8 una sorta di delirante riassunto del meglio della cultura freak dell\u2019epoca in cui la voce roca e cavernosa di Van spazia dal Delta Blues alle improvvisazioni in puro stile free jazz, con richiami che uniscono idealmente il primo Muddy Waters e l\u2019ultimo Coltrane, mentre\u00a0 testi e dialoghi forniscono un contributo di ironia pungente e iconoclasta, che lo apparenta ai contemporanei lavori delle Mothers of Invention.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un anno di sperimentazione estenuante che Zappa riuscir\u00e0 a registrare in sole cinque ore, conferendo al disco una freschezza e una naturalezza immediate che ben nascondono, nella loro apparente spontaneit\u00e0, il lavoro maniacale di cui sono frutto. Il disco avr\u00e0 un\u2019accoglienza assai tiepida, nonostante le lodi della critica: per molti aspetti risulta troppo avanti rispetto ai tempi, ci vorranno anni perch\u00e9 generazioni di musicisti lo digeriscano e facciano proprie molte delle sue geniali intuizioni. La collaborazone con Zappa porter\u00e0 comunque ad altri due piccoli gioielli della storia del rock, il cameo di \u201cWilie the Pimp\u201d in Hot Rats, in cui Beefheart presta la sua voce acida e gutturale a un pappone surreale, e \u201cBongo Fury\u201d in cui i due lavorano insieme per l\u2019ultima volta. La carriera del Capitano continuer\u00e0 negli anni \u201970 con almeno un altro gioiello musicale, \u201cLick my Decals off, Baby\u201d sempre per l\u2019etichetta di Zappa, in cui avanguardismo e sperimentazione toccano il massimo con l\u2019uso di strumentazioni totalmente inusuali e anomale, e un pugno di altri dischi pi\u00f9 o meno fortunati. Negli anni \u201980 Van attenua le sue provocazioni, accetta compromessi con il gusto dominante e cerca accenti pi\u00f9 soft, senza riuscire a sfondare in un mondo musicale sempre pi\u00f9 orientato verso i toni facili del bussines a buon mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ChinaPig-748307.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-34\" title=\"ChinaPig-748307\" src=\"http:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ChinaPig-748307-224x300.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ChinaPig-748307-224x300.jpg 224w, https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ChinaPig-748307.jpg 374w\" sizes=\"auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/a>Sconfortato, il Capitano lascia dopo un\u2019ultimo album mediocre, dando vita alla sua definitiva metamorfosi, trasformandosi in artista visivo e pittore di indubbio talento. Schegge della sua creativit\u00e0 visuale sono gi\u00e0 apparse in varie copertine dei suoi Lp, ma \u00e8 nel 1987 che si afferma ufficialmente nel mondo dell\u2019arte contemporanea, pubblicando \u201cSkeleton Breath, Scorpion Blush\u201d, una raccolta di schizzi e poemi. Per il suo stile i critici lo associano all\u2019espressionismo astratto di Franz Kline e l\u2019opera non passa inosservata, generando un rinnovato interesse attorno alla sua controversa figura. Etichettato inizialmente come l\u2019ennesima rockstar che si diletta di pittura (ci sono i precedenti, disastrosi, di Bob Dylan, e quelli assai pi\u00f9 convincenti di Miles Davis), con la sua prima mostra alla Mary Boone Gallery di New York nel 1985 Van Vliet era riuscito comunque a farsi prendere sul serio dalla critica, nostante i trascorsi da freakketone non deponessero a suo favore.\u00a0 Nel 1997 John Lane, direttore del Moma di San Francisco, sancisce definitivamente il suo status di artista contemporaneo, definendolo personalit\u00e0 eminente, che ha saputo infondere nel suo astrattismo espressionista i colori e i sapori del deserto californiano, reinventando un naturalismo sapido e violento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don \u00a0si \u00e8 spento apparentemente ucciso dalle complicazioni della sclerosi multipla con cui combatteva da anni. 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Lascia una cospicua eredit\u00e0 musicale, fatta di un pugno di autentici capolavori, e una schiera di devoti ammiratori tra cui si annoverano, tra l\u2019altro, Tom Waits e John Frusciante, P.J.Harvey e Kurt Cobain, White Stripes, Beck e i Black Keys, per citare solo i pi\u00f9 conosciuti.\u00a0 Ciao Capitano, ci mancherai.<\/p>\n<p>[:]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[:en]Donald Glen Vliet amava le metamorfosi, gi\u00e0 nella scelta dei nomi dietro cui indulgeva nascondersi: diventato da subito Don Van Vliet, si sarebbe affermato nel mondo multicolore del rock losangelino con lo pseudonimo di Captain Beffheart (dal nomignolo con cui uno zio esibizionista pare amasse presentare le pudenda ad una delle sue prime girlfriend: &#8220;Ahh, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":87,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-31","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-music","entry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-json\/wp\/v2\/users\/87"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gebox.it\/breakingpoint\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}